Marco Assaggia di Simone Spiritelli - fotografie di Federica Bottoli
[Simone Spiritelli] Un nome, un destino: “Marco Assaggia”, ci spieghi l’origine del tuo nome?
[Marco Assaggia] L’origine del mio nome nasce da un momento di svolta professionale, che coincide con la decisione di aprire una mia attività. Dopo aver fatto pace con la mia famiglia ho dedicato il progetto a mia madre che, fin da piccolo, quando cucinava mi ripeteva Marco, “assaggia”, e da lì è nato il mio nome.
[SS] Quale è stata l’incomprensione con la tua famiglia che ti ha permesso di intraprendere il tuo progetto creativo?
[MA] Per i primi anni della mia vita il filo conduttore è stato il mio sentirmi incompreso. Con il tempo, però, ho capito che a volte ci si rifugia in quella condizione identificandosi con essa. La vera svolta è arrivata quando ho fatto pace con me stesso. Ho capito chi fossi e soprattutto ho imparato ad accettarmi. Da quel momento tutto è diventato più semplice. Credo che la mia famiglia, proprio come me, avesse semplicemente bisogno di un manuale d’istruzioni per capirmi e comprendermi. E nel momento in cui sono riuscito a scriverlo per me stesso ho consegnato a loro un codice, una chiave di lettura.
[SS] Il tratto distintivo del tuo carattere che delinea il tuo personaggio e la tua cucina?
[MA] Diciamo che vivo una sorta di dicotomia tra Marco Corradi — persona introversa — e Marco Assaggia che si libera dal mio aspetto riservato e intimo. Entrambe le figure riescono a convivere e nutrirsi a vicenda.
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