Salvatore Arancio di Fabrizio Meris - fotografie di Simona Mazzara
[Fabrizio Meris] Sei cresciuto a Catania, in una terra segnata dal vulcano e dal mare. Se pensi alla tua infanzia e alle tue origini, quali immagini e sensazioni credi siano rimaste più radicate nel tuo immaginario?
[Salvatore Arancio] Le mie origini sono siciliane, un luogo carico di contraddizioni. Lì sono cresciuto e da lì sono partito quando avevo 18 anni. Ero un teenager: cercavo di capire chi ero e di trovare delle strade che mi appartenessero. Catania è innanzitutto legata a quel periodo, che per me è stato abbastanza tortuoso. A livello di sensazioni, mi viene da pensare che la città sia connessa a luoghi naturali molto potenti, dove la natura si esprime in maniera forte e ti ricorda continuamente la sua presenza, ridimensionando la tua posizione di uomo rispetto a essa. Forse le linee tracciate dalle lave vulcaniche o i colori cupi che caratterizzano Catania si riflettono non solo nel paesaggio naturale, ma anche nell’uso della lava come materiale edile: molti aspetti architettonici hanno infatti questo tono scuro. Crescendo lì non ci fai caso, ma con la distanza cominci a capire e a decifrare l’influenza che tutto questo ha avuto su di te. Questa idea di incertezza, di qualcosa che non è mai stabile e che potrebbe cambiare da un giorno all’altro, in retrospettiva rappresenta molto – forse tutto.
[FM] Ci potresti fare degli esempi concreti?
[SA] Penso, per esempio, al primo vero terremoto che ho vissuto: dovevo avere circa 13 anni ed ero rimasto sveglio per vedere un film del gruppo comico britannico Monty Python, Monty Python’s Life of Brian (in italiano Brian di Nazareth, 1979, ndr). Ricordo che era super censurato in Italia perché era una rilettura ironica della storia di Gesù, e mi sembra che lo trasmettessero su Rai 3 alle due del mattino. Avevo preso non so quanti caffè per restare sveglio, perché volevo assolutamente vederlo. E giusto cinque minuti dopo l’inizio del film è arrivata una prima forte scossa…
[FM] In qualche modo Dio ti puniva?
[SA] Esatto! (ride) Proprio quello ho pensato. In realtà erano eventi che succedevano con una certa regolarità durante la giornata, su scala minore, così come vedere la città ricoperta di cenere vulcanica, che per noi catanesi è una cosa normalissima. Poi, con la distanza, ti rendi conto di quanto queste siano esperienze non comuni.
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