spazio selvatico




Alice Padovani  



Che giorno sei nata?
Sono nata il 7 settembre del 1979 probabilmente di venerdì

Qual è il tratto principale del tuo carattere? Tre aggettivi per descriverti
Non so se esiste un tratto principale, l’irrequietezza verso la vita è forse il carattere più identificativo, tenendo presente che nel mio carattere è impresso un certo disagio esistenzialista. Tre aggettivi per descrivermi: caotica, ossessiva e curiosa

A che ora ti piace svegliarti?
Mi piacerebbe prima di tutto addormentarmi e quando ci riesco mi veglio in tarda mattinata

Lavori al mattino presto o notte fonda?
La condizione migliore per lavorare è la notte dove il silenzio permette di avere la mente più libera

Cosa non manca mai nel tuo studio?
Gli insetti

Lo studio ti protegge o ti isola?
Il mio studio mi protegge, è la mia tana, dove mi sento sicura. Anche se è un
quartiere difficile, sono circondata da altre attività bellissime connesse al mio lavoro, un vero e proprio melting pot che definisce questo stato di protezione

C'è un angolo di questo spazio dove ti senti più a tuo agio? Quello dove trascorri più tempo?
Il tavolo da lavoro vicino al materiale dove: prendo, pesco, sposto le cose, mischio, capisco e quindi di fatto sperimento

Chi non vorresti mai far entrare in questo spazio? E chi invece vorresti invitare che ancora non ci è stato?
Vorrei che entrassero tutti in studio anche chi non gradisco, proprio perché lo spazio si presenta talmente altro, talmente diverso da quello che uno può vivere nella propria quotidianità, che mi piace sempre vedere l’aspetto dello stupore, anche nelle persone che capitano per sbaglio e rimangono coinvolte. Trovo molto stimolante che,anche le persone che non mi piacciano, possano sbagliare ad entrare. Quindi mi piace che entrino tutti producendo inconsapevolmente quella curiosità che considero l’aspetto più puro dell’essere umano dove i preconcetti e le stratificazioni culturali si azzerano lasciando spazio alle domande: mai stupide

Qual è l'oggetto più inutile che c'è qua dentro?
Perché non lo butti?

Un vecchio telefono non funzionante modello S750 in bachelite, appartenuto ai miei nonni e mi piace ogni tanto alzare la cornetta e comporre dei numeri con l’idea che qualcuno possa rispondere. Quindi non è proprio inutile, diciamo che mi è utile per il mio benessere mentale ed emotivo

In che epoca storica - oltre a quella presente - ti sarebbe piaciuto vivere?
L’antico Egitto affascinante per la sua simbologia che attinge dai concetti della vita e della morte, il potere divino e la protezione. La conservazione delle cose come pratica rituale, al culto degli insetti, a tutto lo stercorario che divinizza il sole e il suo simbolico riferimento alla rigenerazione e resurrezione

Preferisci dolce o salato?
Salato

Che musica ascolti?
Io nasco come musicista classica e quindi ascolto da Mozart e il suo Requiem fino ai Rammstein, senza soluzione di continuità. La musica è stata la mia prima forma d’arte che mi ha attraversato in generale, è un tappeto che c’è sempre. Non ho un genere privilegiato nella musica, l’ascolto predilige sempre in che stato d’animo mi trovo

Ti piacciono le favole?
Avendo una grande cultura sulle fiabe da Andersen passando per i fratelli Grimm e Perrault, mi piacciono. Questo nasce dalla mia esperienza teatrale dove
reinterpretavo questi classici che ho sempre definito per adulti, dove la violenza era sempre molto espressa nella narrazione. Anche in questo caso i temi della morte, il passaggio oltre, il cambiamento hanno amplificato il mio interesse verso questi testi.
La mia preferita è sicuramente la fiaba di Barbablù perché esprime quanto l’uomo può diventare crudele ed efferato

Qual è il tuo colore preferito?
Il nero

Cosa detesti più di tutto?
L’ingiustizia o le ingiustizie in senso assoluto, nei confronti delle persone, nei confronti della natura, nei confronti degli animali

Cosa evoca in te la parola selvatico?
La nostra natura più profonda, perché di fatto siamo natura, non siamo esseri che devono proteggere la natura, noi siamo natura. Anche se ci consideriamo colti e socializzati e con un grado di civiltà evoluta, siamo gli stessi uomini primitivi di allora.
Il selvatico è nella nostra matrice più radicata

Quanto conta il desiderio?
Il desiderio è tutto, senza il desiderio nella mia vita non si muoverebbe niente

_____________________________________

Fotografie di Federica Bottoli

Assistente fotografa Tanya Botnar


Intervista raccolta da Simone Spiritelli