spazio selvatico




Annalisa Rosso



Che giorno sei nata?
Il 24 gennaio

Qual è il tratto principale del tuo carattere? Tre aggettivi per descriverti
Credo che sia l'irrequietezza, nel bene e nel male, il tratto principale. Tre aggettivi d'istinto per descrivermi... Oddio, non li ho preparati prima; quindi, ora mi devono venire in mente così... D'istinto: curiosa, un po' incosciente e visionaria

A che ora ti piace svegliarti?
È cambiato molto ultimamente. Mi sveglio presto, mi sveglio senza sveglia sempre prima delle otto. Credo di aver cambiato orologio biologico

Lavori al mattino presto o notte fonda?
Anche questo è cambiato recentemente. Un tempo riuscivo ad andare avanti tutta la notte senza problemi, adesso faccio fatica, ma mi rendo conto che il mio cervello funziona meglio al mattino. Non è una questione di velocità, ma proprio un tema di qualità. Mi sembra di funzionare meglio al mattino

Cosa non manca mai nel tuo studio?
Giornali. Pile e pile di giornali. Mi piacciono, mi danno idee, mi ci perdo dentro. Nessun giornale mi lascia indifferente, anche quando non c'è esattamente quello che cerco. Perché è un modo di confrontarsi con le visioni delle altre persone, fotografi, autori... c'è sempre un pensiero ed è la cosa che mi interessa di più, il confronto con il punto di vista degli altri

Lo studio ti protegge o ti isola?
Mm..forse nessuna delle due. In realtà dipende dai giorni. A volte ho bisogno di essere protetta e quindi mi chiudo dentro e diventa un po' un guscio. Isolarmi no, isolarmi mai

C'è un angolo di questo spazio dove ti senti più a tuo agio? Quello dove trascorri più tempo?
Alla scrivania, anche se in realtà non vorrei. Però soprattutto per il tema delle call passo tanto tempo lì. Però c'è una finestra da cui si vedono gli alberi; quindi, spesso le persone in call mi vedono che ho lo sguardo più alto e guardo oltre perché guardo gli alberi

Chi non vorresti mai far entrare in questo spazio? E chi invece vorresti invitare che ancora non ci è stato?
Vorrei invitare tutti quegli artisti, musicisti, designer che mi piacciono, sederci, chiacchierare. Capita spesso, amici transitano da qui ed è anche per questo che a volte sono in ritardo sulle deadline, parliamo e ci raccontiamo.
Non vorrei invitare qui quelle persone che tendono appunto, un po' ipocritamente a usare il pensiero degli altri e a colonizzare la mente delle persone

Qual è l'oggetto più inutile che c'è qua dentro?
Perché non lo butti?

Ce ne sono tanti veramente inutili. Ehm, forse quello più inutile in assoluto e a cui però sono affezionata, è sicuramente qualcosa che ho alle spalle. Eccolo. È una presa elettrica rielaborata da Diego Faivre che è un designer a cui io sono molto affezionata. Non l'ho neanche mai attaccata, non sono gli agganci italiani. Però mi piace, gli voglio bene, mi piacciono i colori, mi piace questa gomma

In che epoca storica - oltre a quella presente - ti sarebbe piaciuto vivere?
Mah, in realtà forse più che nel passato… anche se qua ci sono tanti pezzi storici perché alla fine lavorando con il design, insomma, guardi, guardi, e ogni tanto guardi indietro, forse più nel futuro, non so se è un'epoca storica il futuro, ma sono curiosa di dove stiamo andando

Preferisci dolce o salato?
Salato, salato. Sono ligure. Focaccia nel cappuccino

Che musica ascolti?
Di tutto. Letteralmente di tutto. Mi piace molto sapere cosa ascoltano gli altri, così come sapere che libri, che film vedono per ascoltare quello che ascoltano loro e capire qualcosa di loro. Però adesso in questi giorni sono in fissa con Béla Bartók, ieri era Liberato

Ti piacciono le favole?
Molto, moltissimo. Mi piacciono da morire. Ho finito da poco un libro di Leonora Carrington, pittrice surrealista che raccontava queste favole un po' macabre, un po' super surreali, bellissime

Qual è il tuo colore preferito?
Rosso, perché è anche il mio nome, quindi a furia di dire rosso come il colore, quando dico il mio cognome... E poi è una bella energia

Cosa detesti più di tutto?
L’ipocrisia. È una cosa che mi fa saltare sulla sedia. Ce ne sono di tanti generi

Cosa evoca in te la parola selvatico?
Mi fa pensare alla mia infanzia. Io sono nipote di contadini e i boschi, la selva erano uno spazio di libertà, quindi mi dà un'idea di libertà. Quella libertà che si ha soprattutto quando si è molto piccoli, anche mentale

Quanto conta il desiderio?
Tutto. Il desiderio è assoluto. C'è una canzone di Liberato che dice “sempre per piacere e mai per comanda”, nel senso per ordine. Per me è un po' sempre così, sempre per piacere e mai perché viene ordinato. Il che non è sempre efficace, però è l'unico motore che conosco

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A cura di Michela Arfiero

Intervista raccolta da Simona Pavan

Fotografie di Simon171